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domenica 4 marzo 2012

Poesia: Il Gatto di Charles Baudelaire


Su, mio bel gatto, vienimi nel cuore innamorato;
trattieni gli artigli,
lascia ch'io mi sprofondi nei begli occhi striati
d'agata e di metallo.

Quando la mano si sofferma a carezzar la testa
e il dorso elastico,
e s'inebria di piacere nel toccar con le dita
quel corpo elettrico,

in mente mi viene la mia donna. Come il tuo sguardo
il suo, amabile animale,
freddo e profondo, punta a ferire come un dardo,

e un profumo sottile,
rischioso, dalla testa ai piedi gira tutt'intorno
a quel suo corpo bruno.

giovedì 6 agosto 2009

Poesia: I Gatti di Charles Baudelaire

Gli innamorati fervidi ed i sapienti austeri
amano in egual modo, nella loro età matura,
i gatti forti e dolci, orgoglio della casa,
che sono, come loro, freddolosi e sedentari.

Amici della scienza e dei fini piaceri,
silenzio ricercano ed orror delle tenebre;
l'Erebo se li terrebbe come corsieri funebri,
se fossero domabili i loro modi fieri.

Meditabondi assumono le nobili attitudini
di sfingi enormi che nel deserto campeggiano,
e sembrano dormire d'un sonno interminabile;

i fianchi fecondi sprizzan scintille magiche
e pagliuzze dorate, come sabbia impalpabile,
costellano qua e là quelle pupille mistiche.

sabato 1 agosto 2009

Poesia: Il Gatto di Charles Baudelaire

Dentro il cervello mi si aggira,
come se si trovasse a casapropria,
un gatto fascinoso, dolce e forte.
Quando miagola si sente a fatica,

per il timbro tenero e discreto;
ma che si plachi o brontli cupa
sempre profonda e ricca è la voce,
donde gli vengon fascino e segreto.

Questa voce che lenta si modula
e penetra il mio buio fino al fondo,
di versi lunghi m'appaga come il metro
e mi delizia come un filtro magico.

Assopisce i dolori più crudeli
ed è somma di tutte le estasi;
per proferire anche lunghe frasi,
non ha bisogno alcuno di parole.

No, non c'è archetto che morda
sul mio cuore, perfetto strumento,
e faccia cantar più regalmente
di tutte la più vibrante corda,

che la tua voce, gatto misterioso,
gatto cherubico, strano gatto,
in cui, come in un angelo, tutto
è parimenti sottile ed armonioso.

Dal mantello di pelo biondo e bruno
esala sì dolce profumo che una sera
tutto pregno ne fui, per l'avere
prfuso una sola carezza, solo una.

E' il genio familiare del luogo;
lui giudica, lui governa ed ispira
ogni cosa dentro il proprio impero;
è una fata fose, o forse un nume?

Quando gli occhi si volgono docili
a questo gatto che di me ha l'affetto,
come se fossero da calamita attratti,
e lo sguardo affondo nel mio intimo.

Allora vedo delle pupille pallide
il fuoco e ne ho un trasalimento:
son fanali luminosi, opali viventi,
che fissamente mi contemplano.
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